Infiammazione coxo-femorale2017-02-21T14:23:15+00:00

Infiammazione coxo-femorale

Uomo di 61 anni, libero professionista, lamenta dolori all’anca destra, durante la deambulazione con il passare dei giorni e delle settimane il dolore è sempre più esteso, ultimamente percepisce dolenzia anche nella regione lombare solo nel lato dell’anca. Il paziente da circa un mese è stato da un medico ortopedico per accertarsi che l’anca non avesse nulla e il medico gli aveva consigliato di mettere un plantare nella scarpa destra per equilibrare il dislivello con la gamba sinistra, ma da allora sembrava peggiorato.

Nessuna apparente infiammazione all’articolazione coxofemorale, nessun segno di degenerazione a livello dell’articolazione, evidente asimmetria nella lunghezza dell’arto destro con il contro laterale si consiglia l’inserimento di un plantare in sughero sotto il tallone destro di 8 millimetri.

Da subito, in quanto portatore di occhiali progressivi è stato consigliato di andare a fare una visita dal nostro optometrista, dalla prima seduta viene effettuata la Tecarterapia all’articolazione coxofemorale e auto allungamento agli arti inferiori, viene riallineato il bacino in modo che gli arti risultino di ugual lunghezza e con meno di 10 sedute il problema si risolve.

Dall’ultima visita eseguita da un altro centro oculistico la vista dall’occhio destro è peggiorata perdendo quasi due diotrie, l’optometrista pensando che questa sia un peggioramento troppo forte in un così breve tempo pensa che ci sia qualcosa che ha interagito nel peggioramento e l’unica cosa che emerge è l’inserimento del plantare nella scarpa. A questo punto l’optometrista fa camminare il paziente qualche minuto senza scarpe e riesegue il test, sorprendentemente risulta che le diotrie sono di nuovo come dall’ultima visita eseguita in un altro centro, per l’optometrista questo è già un risultato soddisfacente e ritiene che per ora non ci sia necessità di cambiare gli occhiali progressivi anche se questi non sono i più indicati per una postura corretta.

Il bacino si è mantenuto allineato mentre il dolore all’interno dell’anca è completamente scomparso; anche la mobilità è migliorata con un evidente miglioramento dell’elasticità muscolare degli arti inferiori e nelle catene muscolari posteriori, nel test di flessione anteriore infatti si è passati da 32 centimetri di distanza da terra a 12 centimetri.

In questo caso un problema iniziale di tipo meccanico ha influenzato un organo di senso (occhi) e probabilmente se non fosse stato risolto con l’eliminazione del plantare il paziente si sarebbe trovato ad un ulteriore peggioramento di tipo meccanico a causa del peggioramento visivo, un classico caso del “cane che si morde la coda”, nella medicina convenzionale si sarebbe continuato a cercare di risolvere l’effetto e non la causa continuando a mischiare causa ed effetto a discapito del paziente.